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Mar

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Cinema e riprese aeree: le 3 ragioni di un nuovo amore

Nuove frontiere espressive per registi, soprattutto per i più giovani

Non è necessaria ‘La Grande bellezza’, fresca di premio Oscar come miglior film straniero, per dirci quanto l’innovazione e il perfezionamento nelle tecniche di fotografia e riprese dall’alto possano influire sulla riuscita artistica ed espressiva di una pellicola.

Come si evince anche dal libro ‘Drone Art: Baltimore Paperback’ di Terry Kilby e, Belinda Kilby, i droni in pochi anni, dopo aver avuto una funzione prettamente militare, sono passati a dare un contributo enorme all’ambito civile per poi prestarsi, velocemente e con leggerezza, al campo dell’arte. Di fatto, questi maneggevoli velivoli sono in grado di unire immagini spettacolari, grande stabilità e opportunità creative finora impensabili, a costi bassissimi rispetto alle passate comuni tecnologie dell’arte filmica e fotografica.

Vediamo insieme come…

1 – L’ingegneria presta all’arte nuovi spunti

L’arte è da sempre fatta di innovazione e si nutre di tutti i campi del sapere.
I droni sono un prestito di tutto rispetto, proveniente dal campo dell’ingegneria. Per quanto questi sembrino due territori agli antipodi, la creatività ha portato diversi film maker ad utilizzare, per alcune scene delle proprie pellicole, questi leggeri velivoli radiocomandati, aggiungendo alla ripresa la così detta ‘terza dimensione’.
Inoltre il controllo a terra permette di orientare la macchina da presa per effettuare panoramiche a 360 gradi con un tilt da zero (ripresa frontale) a 90 gradi (ripresa sulla verticale) dando infinite possibilità di movimento della telecamera, non solo per le scene panoramiche ma anche per quelle con uno o più attori da seguire.

Questo avviene perché i droni, anche quelli di piccole dimensioni come il Drone Hunter, hanno la possibilità di seguire la scena lungo un percorso dove carrelli e dolly non possono essere utilizzati o riprendere da angolazioni complesse da realizzare con sistemi tradizionali.

La tecnologia democratizza l’arte

Quelli appena citati sono solo alcuni dei sistemi tradizionali per riprese non solo aeree ma anche dinamiche che, assieme a elicotteri e aerei civili o anche gru e crane, permettono di realizzare riprese molto usate nel campo del film making, ma con costi più che significativi, nei confronti ei quali i droni diventano delle alternative semplici e altamente concorrenziali.

Una piccola casa di produzione, magari una start up appena nata da un gruppo di giovani reporter o film maker, difficilmente potrà farsi carico di costi così impegnativi. La presenza, tra le proprie attrezzature di lavoro, di un semplice drone, consente di effettuare riprese non solo aeree, ma anche piani sequenza particolarmente lunghi (come quelli di Joe Wright, che durano sino a cinque minuti dando alle sue pellicole cariche emotive molto forti).
L’utilità di un drone tra gli strumenti dei registi di nuova generazione è sancito, per fare un esempio recente, delle meravigliose riprese aeree presenti nel film di Virzì ‘Capitale Umano’, effettuate da  una start up di giovani film maker.

Se lo capisce anche Hollywood…

Che la tecnologia democratizzi l’arte, se ne sono accorti anche ad Hollywood, dal momento che la Motion Picture Association of America (MPAA) ha chiesto alla Federal Aviation Administration (FAA) di poter utilizzare i droni non solo per scene minori e di corredo nei grandi blockbuster, ma anche sequenze più impegnative senza incorrere nel rischio di violare norme locali. Al momento la FAA sta pianificando di concedere le prime licenze alle grandi case di produzione già a partire dal 2015.

Queste nuove potenzialità operative sfociano adesso nel panorama dei film di grande distribuzione, ma sono da diversi anni già sperimentate da giovani registi e operatori tecnici che, vuoi per motivi di costi, vuoi perchè hanno davvero saputo anticipare i tempi, sono diventati pionieri di una nuova frontiera.

Ogni grande bellezza, è più bella se si è in grado di vederla dall’alto.

see life from above

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