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05
Dic

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Le 3 regole per la perfetta mappatura agricola

Come ingegneri e agronomi di ultima generazione possono mappare il proprio terreno e valorizzare il raccolto.

Abbiamo parlato di recente di come e perché si stia vivendo un ritorno razionale, concreto e intelligente all’industria primaria e soprattutto abbiamo parlato dell’utilità dei nuovi strumenti di mappatura non per ‘sfruttare’ ma per valorizzare e far crescere al meglio una coltivazione.

Adesso vedremo insieme quali sono le tre importanti regole da ricordare per fare una efficace ed efficiente mappatura di aree agricole:

1 – Piano degli obiettivi: stabilire la rotta.

Come quando uno studioso effettua una ricerca di ogni tipo (antropologia, scienza, biochimica ecc…) bisogna già in partenza avere un’idea dei risultati che si vogliono ottenere e di ciò che si vuole scoprire. Poi nell’arco dello studio possono venire alla luce mille nuove potenziali ‘scoperte’, ma come ogni marinaio bisogna avere una rotta per navigare bene.
La mappatura non è un’eccezione, men che mai lo è la mappatura di terreni agricoli, soprattutto perché questi vengono in genere mappati per scopi ben precisi: trovare aree del terreno più problematiche che avranno bisogno di maggiori cure, trovare aree da concimare di più e quelle che sono già sufficientemente ricche, rilevare ipotetiche fonti di pericolo provenienti, ad esempio, da pesticidi utilizzati in aree vicine, ecc.
La prima cosa da fare è quindi: stabilire il perimetro esatto dell’area da mappare, definire quali sono le principali cose che vogliamo rilevare con la nostra mappatura (quali aree irrigare di più e quali di meno, dove intervenire con cure biologiche o disserbanti, in quali zone potrebbe essere utile variare la tipologia di raccolto ecc).

grano-temporale[1]

2 – Conoscenza del terreno da mappare

Per mettere in pratica al meglio il punto 1, è necessario collaborare e stendere un piano di azione con il coltivatore dell’appezzamento. Ed è così anche per il punto 2. Infatti bisogna appoggiarsi alla conoscenza che il coltivatore ha delle sue piante, del suo raccolto, chiedendogli quali sono stati i principali problemi del raccolto negli ultimi 10 anni, ad esempio.
Nel caso in cui ad effettuare la mappatura sia un membro stesso dell’impresa agricola e non un ingegnere venuto dall’esterno, è ancora più facile. Come è possibile per un agricoltore mappare le proprie aree e conoscerle al meglio? Con le nuove tecnologie della dronotica e dell’informatica si può. Attenzione alle zone di confine, evitare tralicci e zone a rischio!

3 – Strumenti moderni per il risparmio e l’efficienza

Gli agronomi e gli agricoltori di ultima generazione già conoscono molte delle tecnologie che aiutano l’agricoltura come i nuovi spandiconcime o i sistemi idrici a rateo variabile. Grazie alle novità del mondo dei droni ora possono anche imparare a mappare i propri appezzamenti e definire le necessità degli stessi. Che siate tecnici, ingegneri o geometri che svolgono lavori e consulenze nel campo della mappatura o che siate agricoltori e agronome/agronomi che vogliono imparare a far da sé tutto questo, è ormai fondamentale conoscere e lavorare con la dronotica e i sistemi GPS e con programmi come Aps Menci, che consente di avere sul proprio pc una mappa in 3D dell’area, con il rilevamento attraverso spettri fotogrammetrici delle aree con anomalie.
Non solo, da un anno all’altro è possibile con un semplice ‘volo di drone’ ripetere velocemente l’esperimento e rilevare i cambiamenti in periodi circoscritti.

Dal momento che le aree agricole sono considerate dall’ENAC non critiche (a meno di non volare in una zona a traffico aereo controllato), è persino auspicabile che gli agronomi e le agronome più giovani o addirittura chi ancora frequenta un istituto agrario, facciano un corso per diventare piloti e pilote di droni certificat da ENAC e offrire questo servizio di mappatura alla propria azienda agricola o a quelle in cui si andrà a lavorare.
Davvero qualcosa di unico e concorrenziale nel proprio CV di agronomo.
Scrivici per saperne di più.

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