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Le previsioni parlano chiaro: boom di droniste donne nei prossimi 5 anni. Ecco perché.

Inutile negarlo, la tendenza ad approcciare la professione di pilota di droni è ancora prettamente maschile. In Italia risultano ad oggi essere meno di venti le donne che hanno seguito un corso di operatrici SAPR e hanno conseguito il riconoscimento ENAC.
Probabilmente perché si tratta di una professione nuovissima sulla quale c’è ancora poca informazione e i più la conoscono a seguito di pregresse passioni ed interessi come l’aeromodellismo e il settore militare, seguite per lo più da uomini e ragazzi. Ancora più probabilmente si tratta di un problema di immaginario e comunicazione.

Ma le previsioni del mercato della dronotica e di tutto l’indotto che ruota attorno a questo settore innovativo parlano chiaro: vi sarà nei prossimi 5 anni un incredibile aumento dell’interesse verso la professione di dronista da parte delle donne, le quali faranno per giunta rete e sapranno fare scambio di esperienze, come già hanno iniziato a fare le iscritte al primo Meeting delle donne pilota di APR che si è tenuto lo scorso maggio a Roma.

I motivi di questa previsione di crescita sono facili da comprendere:

Drone donna pilota

 1 – Versatilità delle applicazioni di questo lavoro

Come già scritto in precedenza, un operatore e un’operatrice SAPR riconosiuta dall’ENAC ha la possibilità di lavorare in modo innovativo e di portare un enorme supporto in un’ampia gamma di settori, molti dei quali già hanno un bagaglio notevole di esperienza femminile nella loro storia, come la fotografia, la regia, campi tecnico-ingegneristici, ecc.

Il passaggio all’utilizzo dei droni o quantomeno ad una conoscenza più approfondita dei multicotteri è obbligato per tutte le professioni tecniche e questo porterà, per forza di cose, ad una maggiore consapevolezza degli innumerevoli sbocchi professionali legati alla possibilità (pratica e legale) di pilotare un drone.

carmen donna drone2 – Comunicazione

Nei convegni e alle fiere di settore (dalla scuola alla fotografia, dalle fiere tecnologiche in senso stretto ai convegni in materia di architettura, design ecc) e in molti altri eventi formativi ed informativi nei quali la presenza femminile è sempre molto folta e spesso superiore a quella maschile, non si fa che parlare di dronotica e presentare nuovi modelli di quadricotteri ed esacotteri adatti utilizzati per vari scopi.

Questo approccio diretto alla materia in sedi come queste sarà probabilmente alla base di una maggiore consapevolezza da parte di giovani studentesse o professioniste di questi strumenti indispensabili in molti campi. La possibilità di toccare, sperimentare, approcciare di persona e fare domande dirette ad altri esperti porterà alla rottura di barriere culturali, dubbi, paure o anche solo all’apertura di un varco su una professione in precedenza non presa in considerazione.

 

3 – Ingresso dei corsi nelle scuole

Si stanno finalmente inserendo all’interno di molti istituti tecnici, dei corsi relativi al pilotaggio di multicotteri, con focus sugli aspetti tecnici ma anche legali e normativi e ovviamente con un’attenzione specifica ai campi applicativi della dronotica nei lavori relativi alle principali materie di studio di ogni istituto (architettura, edilizia, arte, agronomia ecc.).

La scuola non deve accumulare ritardi nella comunicazione delle nuove opportunità per i giovani e deve farsi carico dell’informazione in merito alle innovazioni tecnologiche soprattutto negli istituti tecnici, i cui sbocchi professionali si basano soprattutto sulla capacità dei giovani di essere al passo con l’innovazione.
Per altro, in un mercato del lavoro sempre più ‘liquido’ e meno inquadrato e a fronte di anni in cui il problema della disoccupazione è sempre stato più femminile che maschile, le lavoratrici hanno ormai acquisito una maggiore spinta propulsiva alle novità e all’innovazione che gli istituti formativi non possono non valorizzare. 

La scuola è la principale fonte di informazione per i giovani delle loro effettive possibilità lavorative e sarebbe errato delegare esclusivamente alle aziende e ai media la comunicazione e l’informazione su questa nuova enorme opportunità professionale, tanto più in un paese che è appena uscito da una lunga regressione e con dei tassi di disoccupazione giovanile così alti e in cui per altro, il occupazionale e retributivo tra lavoro maschile e femminile è ancora così netto.

 

 

 

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