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03
Giu

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Mappatura con i droni: pareri transdisciplinari

Dronotica e mappature del territorio; i punti in cui si incontrano e dove si scontrano economisti, ingegneri, giuristi e geometri.

 

Le voci illustri che nel campo dell’industria edilizia parlano dei droni come la principale risposta del futuro per tutto ciò che concerne il mondo della mappatura del territorio, travalicano ormai i confini di ogni paese. Non c’è da stupirsi dal momento che grazie agli aeromobili a pilotaggio remoto è possibile tassellare vaste aree in breve tempo ed effettuare controlli strutturali ottenendo immagini DSM e DTM ad altissima precisione. Tutto ciò, con il vantaggio di poter ‘essere sul luogo’, virtualmente ma con una resa reale della situazione in pochi minuti.
Scattando foto dal drone a sequenze ravvicinate, perpendicolari al terreno in modo da ottenere le strisciate fotogrammetiche, e tramite l’utilizzo di sofware dedicati, si ottiene una restituzione dell’andamento planimetrico dell’intera zona nonché un modello tridimensionale fedele e dettagliato.

Tuttavia, proprio per via della transdisciplinarità cui si prestano gli APR, il dibattito sul loro utilizzo, sul loro potenziale e anche sulle problematiche ad esso relative travalica il tracciato dell’ingegneria aerospaziale e diventa elemento di dibattito in vari settori.

Vediamo insieme alcuni pareri in merito all’utilizzo dei droni nel campo della mappatura per fini edilizi e di protezione del patrimonio culturale.

U.S.A. in testa

Una voce molto autorevole viene dal mondo del giornalismo economico americano, Chris Anderson, già direttore di Wired Magazine nonché uno dei massimi esperti in merito agli impatti delle tecnologie avanzate sull’economia. Nel 2009 la sua lungimiranza lo portò a fondare un’azienda, guarda caso proprio assieme a Jordi Muñoz, giovanissimo ma promettente esperto della tecnologia di volo senza pilota. Insieme iniziarono a sviluppare tecnologie di pilotaggio automatico; tra i loro team di sviluppatori, anche diversi geometri, che hanno potuto dare importanti spunti su come risolvere alcune problematiche nelle mappature civili e archeologiche.  

Sempre dagli Stati Uniti arriva il parere di Steve Wernke, un archeologo della Vanderbilt University, il quale decise di impiegare dei droni per il controllo e la mappatura delle aree archeologiche delicate dopo aver visto delle foto aeree scattate da piloti degli Stati Uniti durante la prima guerra mondiale.

 

Pro e Contro in Perù

Proprio l’archeologia ha puntato moltissimo in campo di mappatura in 3D effettuata con i droni.
In Perù, dove spicca l’antica città Inca di Machu Picchu insieme a migliaia di antiche rovine, sono sempre più numerosi gli archeologi che si lasciano affiancare da ingegneri che sanno utilizzare droni per svolgere il lavoro di indagine e protezione dei siti.
L’attività non è volta solo al controllo dell’erosione e di eventuali agenti naturali pericolosi, bensì anche e soprattutto per ovviare al degrado dovuto a costruttori abusivi, minatori, turisti molesti.
Gli archeologi peruviani si servono dei droni per la riproduzione di siti tridimensionali in tempi di realizzazione che si riducono a giorni o poche settimane, invece di mesi o anni come accadeva sino a pochi anni fa per la realizzazione di semplici mappature bidimensionali. Ana Maria Hoyle, archeologa del Ministero della Cultura, sostiene da tempo che i droni sono ormai strumenti essenziali per la conservazione dei beni culturali, ed ha già provveduto all’acquisto di velivoli che hanno già ridotto drasticamente tempi e costi di mappatura di ampi siti di scavo, un tempo effettuate con teodoliti, carte ed escursioni a piedi.
 Luis Jaime Castillo, archeologo dell’Università di Lima, impegnato negli scavi del sito di 
san Josè de Moro, ha usato questa metafora: “Fare una mappatura con un drone è come avere un bisturi al posto di un bastone”.
Il tutto, facendo fronte a diverse problematiche legislative e ambientali: in Perù, l’aria rarefatta tipica andina, tende a dare problemi di stabilità a questi piccoli velivoli, mentre un altro grosso problema è costituito dalle dimensioni delle batterie, che sono grandi e di breve durata. Poi ci sono i problemi relativi alla privacy, già regolamentati negli USA e in in diversi stati d’Europa, ma non ancora in Perù. 

E l’Europa?

In Europa, molte risposte e azioni autorevoli arrivano proprio dall’Italia. Nel nostro paese ingegneri, geometri e giuristi si trovano sovente nella necessità di lavorare insieme alle istituzioni per far fronte alle emergenze legate alle aree sismiche, all’abusivismo e ai fenomeni di criminalità organizzata.  Ma come spesso accade, si fa di necessità virtù e dal sodalizio nascono azioni e progetti come quello del ferrarese, dove si è potuta ottenere una dettagliata mappatura del  Teatro Nuovo di Mirandola grazie ad un esacottero, dopo i danni causati dal sisma del 2012.
Per altro, le nuove norme ENAC se da un lato sono un limite all’utilizzo di queste sofisticate apparecchiature, dall’altro hanno il vantaggio di regolamentare quello che rischierebbe di diventare un vero far west.
Gli addetti al settore ormai non possono più ignorare l’importanza della formazione di alto livello per l’utilizzo dei droni, che nel giro di pochi anni saranno imprescindibili in moltissime attività.

E tu, cosa ne pensi? Può un drone cambiare il tuo modo di lavorare per sempre?

 

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