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Set

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Mappature dall’alto… delle mappature dal basso

Che cosa sono le mappature dal basso, sempre più diffuse per scopi sociali? E come è possibile farle… dall’alto?

Sembra un gioco di parole o un non sense, ma il senso c’è ed è di grande interesse sociale e non solo. La mappatura dal basso è un’attività svolta ‘a tempo perso’, o meglio ‘a tempo ritrovato’ da singoli cittadini.

Un tempo era svolta principalmente da ingegneri e tecnici informatici, o da gente esperta e appassionata in questioni di urbanistica, edilizia e architettura. Oggi, grazie ad internet e alla diffusione di navigatori e GPS che rendono il concetto stesso di mappa vicino all’immaginario quotidiano di tutti, la mappatura dal basso ha finalmente raggiunto il suo scopo primario: far sì che tutti i cittadini siano partecipi nella creazione di mappe che abbiano utilità specifiche.

Rientrano in questo ambito le open source map, prima fra tutte Open Street Map, la mappa globale open source, quindi usufruibile da chiunque per qualunque scopo, anche commerciale, creata da una comunità di mappatori comuni che contribuiscono e mantengono i dati sulle strade, sentieri, caffè, stazioni ferroviarie e molto altro.

A cosa può servire?

Attraverso l’utilizzo di questa risorsa rivoluzionaria e collettiva, molti altri gruppi di cittadini di tutto il mondo hanno iniziato a realizzare mappe Sotto-mappe specifiche come nel caso della Mappatura delle discariche abusive in Campania. In questo caso i cittadini hanno aiutato l’ente ARPA, al quale spesso molte zone abusive sfuggono, fornendo per puro senso civico una risorsa per tutta la comunità.
Con lo stesso principio sono nate le mappature collettive (ovvero dal basso) delle zone d’Italia percorribili a piedi nonché le mappature delle zone accessibili per i portatori di disabilità motorie di ogni tipo. Questa tendenza sta crescendo a velocità incredibile, tanto che aumenta il numero dei così detti ‘Hackathon’ ovvero maratone di hacker o semplicemente esperti di IT che in un numero di ore stabilite mappano l’accessibilità di un intero territorio. Questo accadrà ad esempio a Lecce a fine settembre, in concomitanza con la presentazione del bid book per la candidatura della città a Capitale della Cultura 2019.

Mappare dall’alto le azioni dal basso

Non è difficile prevedere come l’entrata dei droni per uso civile nella vita e nelle pratiche di lavoro quotidiane di fotografi, ingegneri, architetti e amatori del modellismo radiocomandato, ben presto darà il suo contributo anche in questo tipo di mappatura. Tanto più in un momento in cui l’utilizzo dei quadricotteri nell’ingegneria civile è in fase di velocissima evoluzione e sono ormai infiniti i contributi che possono dare alla comunità tutti coloro che sanno e possono pilotare un drone.  Basti pensare che, dopo il terremoto in Emilia, i cittadini ancora forniti di rete internet hanno mappato su OpenstreetMap le zone non percorribili, aiutando la protezione civile. Se si fosse unito l’uso dei droni per la ricerca dei feriti come è stato fatto in altre zone soggette a danni ambientali, la macchina dei soccorsi avrebbe avuto una velocità e un’efficienza molto maggiore.

Ma non tutti i mezzi sono uguali

Importante però non lasciasi prendere da facili entusiasmi! Se da un lato è bellissimo che ogni amatore che voglia dare un contributo alla comunità con strumenti 2.0, dall’altro è importante ricordare che per far volare un drone bisogna seguire delle regole ben precise imposte dall’ENAC e che non assecondare queste direttive può mettere in pericolo l’incolumità di cose e persone. Inoltre è importante scegliere, soprattutto se si deve usare un quadricottero per ragioni professionali, un mezzo certificato. 

Basta il buon senso assieme al senso civico, e tra qualche anno potremmo avere una visione dall’alto di percorsi accessibili e di aree a rischio e sorvolare sulle zone prima ancora di arrivarci fisicamente.

Il futuro si vede dall’alto, ma si costruisce dal basso! 

 

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