1. Patentino drone: da dove partire
Quando si parla di "patentino drone" è facile fare confusione. Il primo aspetto da chiarire è che non esiste un unico patentino valido per qualsiasi drone e qualsiasi tipo di operazione. La qualifica richiesta dipende infatti da diversi fattori: il tipo di drone utilizzato, il luogo in cui si vola, la presenza di persone e soprattutto il tipo di operazione che si intende effettuare.
Per questo motivo, prima ancora di chiedersi quale attestato conseguire, è utile comprendere come la normativa europea suddivide le operazioni con UAS. In termini semplici, il sistema è basato sul livello di rischio dell’operazione: più aumenta la complessità dello scenario, maggiori diventano i requisiti richiesti al pilota e all’operatore.
2. Open, Specific e Certified: le tre categorie operative
La normativa europea divide le operazioni con droni in tre grandi categorie: Open, Specific e Certified.
La categoria Open comprende le operazioni considerate a basso rischio ed è quella nella quale rientra la maggior parte dei voli effettuati quotidianamente, sia per attività ricreative sia professionali.
La categoria Specific riguarda invece operazioni con un livello di rischio superiore o che non possono essere effettuate rispettando tutti i limiti previsti dalla Open. È il caso, ad esempio, di alcune operazioni BVLOS, cioè oltre la linea di vista del pilota, o di missioni caratterizzate da condizioni operative più complesse.
La categoria Certified è destinata agli scenari con livelli di rischio ancora più elevati e segue una logica più vicina a quella dell’aviazione tradizionale. Non rientra nei fini di questo articolo.
Un punto fondamentale è che queste categorie non distinguono semplicemente tra utilizzo amatoriale e professionale. Un’attività professionale può essere svolta tranquillamente in categoria Open se vengono rispettate tutte le relative condizioni; allo stesso modo, anche un’operazione non commerciale potrebbe richiedere la categoria Specific se presenta un livello di rischio superiore.
Per la maggior parte dei piloti, quindi, il vero punto di partenza è capire se l’operazione possa essere svolta in Open oppure se sia necessario passare alla Specific.
3. Categoria Open: A1/A3 e A2
All’interno della categoria Open troviamo tre sottocategorie operative: A1, A2 e A3. È qui che entrano in gioco i due attestati più conosciuti: A1/A3 e A2.
L’attestato A1/A3 rappresenta generalmente il primo livello di formazione per il pilota remoto. Le due sottocategorie identificano condizioni operative differenti: in A1 è possibile effettuare determinate operazioni più vicino alle persone (sempre nei limiti previsti dalla classe del drone utilizzato), sebbene il sorvolo di assembramenti di persone rimanga comunque vietato; la sottocategoria A3 segue invece una logica più restrittiva: l’operazione deve essere effettuata lontano dalle persone non coinvolte e mantenendo le distanze previste dalle aree residenziali, commerciali, industriali o ricreative.
È importante ricordare che non tutti i droni richiedono necessariamente un attestato. Alcuni UAS molto leggeri (ad esempio quelli appartenenti alla classe C0) possono essere utilizzati senza un certificato formale di competenza, pur rimanendo obbligatorio rispettare tutte le altre regole applicabili.
L’A2 rappresenta un livello successivo rispetto all’A1/A3: è particolarmente importante per chi utilizza droni di classe C2 e necessita di operare più vicino alle persone non coinvolte, sebbene anche in questa sottocategoria esistano precise distanze e condizioni operative da rispettare. Per accedere al percorso A2 è necessario aver già conseguito l’A1/A3.
4. Categoria Specific: cosa sono gli STS
Quando un’operazione non può essere svolta rispettando i limiti della categoria Open, può essere necessario operare in categoria Specific.
Una delle modalità previste per operare in questa categoria è rappresentata dagli STS (Standard Scenarios), cioè scenari standard definiti a livello europeo. Gli STS stabiliscono preventivamente una serie di condizioni operative, tecniche e organizzative: lo STS-01 riguarda determinate operazioni VLOS, quindi mantenendo il drone all’interno della linea di vista del pilota, mentre lo STS-02 consente operazioni BVLOS entro specifiche condizioni e limitazioni.
Per operare secondo questi scenari il pilota deve possedere una preparazione teorica specifica e completare anche il relativo addestramento pratico.
5. Come ottenere A1/A3, A2 e STS e perché la formazione è importante
La qualità della formazione assume un ruolo particolarmente importante nell'ambito delle operazioni con drone: superare un esame, infatti, non significa necessariamente essere pronti a gestire correttamente un’operazione reale. Un pilota deve saper interpretare lo scenario, valutare i rischi, pianificare la missione, conoscere le procedure normali e di emergenza e comprendere quando un’operazione possa essere effettuata in Open o richieda invece il passaggio alla Specific.
Per questo è utile affidarsi a centri di addestramento ed enti specializzati nella formazione UAS, soprattutto quando si passa dall’utilizzo di base alle operazioni professionali.
In Italia, sono diversi i centri che sono in grado di offrire una formazione di elevata qualità. Nel meridione, ad esempio, Aerialclick opera da anni proprio in questo ambito, con percorsi che comprendono formazione A1/A3, A2 e STS, affiancando alla preparazione teorica anche attività pratiche e approfondimenti legati alle operazioni reali.
L’obiettivo della formazione dovrebbe infatti essere non soltanto quello di conseguire un attestato, ma soprattutto quello di acquisire le competenze necessarie per capire cosa si può fare, dove lo si può fare e con quali condizioni operative.
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