Software per elaborazione: è necessario per un dronista?
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Una tecnica che nasce per evolversi continuamente
La fotogrammetria, ovvero l'acquisizione di forma e posizione (anche detti dati metrici) di un oggetto, sia esso un edificio o un territorio, è stata sin da subito una tecnica soggetta a continui e veloci mutamenti. Se inizialmente questa tecnica era utilizzata prettamente in ambito architettonico, per rilevare la forma e le dimensioni nonché la posizione di un dato edificio attraverso una coppia di fotogrammi stereometrici, le potenzialità enormi di questa tecnica si sono ben presto spostate al campo della cartografia e topografia e fotogrammetria marina.
Sin dall'inizio, la fotogrammetria sembrava essere destinata a continue evoluzioni, proprio perché essa nasce grazie all'invenzione di strutture e apparecchiature soggette a continue modifiche, migliorie, perfezionamenti, come nel caso della fotografia e dell'ottica, i due capisaldi intorno ai quali la fotogrammetria nasce e si sviluppa. In particolare, ogni evoluzione nel campo della fotografia ha comportato conseguenze immediate nella tecnica fotogrammetrica.
Vediamo insieme le principali evoluzione tecniche che stanno portando la fotogrammetria ad una sempre maggiore flessibilità e ulteriori potenzialità.
La fotogrammetria si differenzia in base al tipo di distanza della ripresa e in base al tipo di dati in uscita; proprio per quanto concerne i dati in output, negli ultimi anni la tecnologia digitale ha portato incredibili mutamenti. Infatti il passaggio veloce dal supporto fotografico tradizionale al digitale ha permesso l'elaborazione di immagini non più attraverso la sovrapposizione di foto ma attraverso dei calcoli effettuati da software appositi. Questo ha permesso un enorme guadagno in tempo e una notevole miglioria della precisione finale (questo nuovo orizzonte ha aiutato moltissimo soprattutto la fotogrammetria marina, per il posizionamento degli oggetti sommersi o semi-sommersi o in fase di traslazione e deriva).
A metà del diciannovesimo secolo, con la progettazione dei primi aerostati, fu possibile portare un nuovo e ulteriore tassello al percorso evolutivo della fotogrammetria: l'aerofotogrammetria. Grazie all'esperimento del francese Gaspard-Félix Tournachon (noto come Nadar), fu possibile rilevare alcune caratteristiche del terreno difficili da percepire al livello del suolo. La tecnica ben presto si diffuse anche in ambito archeologico, oltre che bellico ed architettonico, ma era soggetta al problema di costi elevatissimi.Dal pallone aerostatico si è passati, nel ventesimo secolo, ad elicotteri sempre più leggeri sino ad arrivare, negli ultimi anni, alla frontiera degli Aeromobili a Pilotaggio Remoto.
Questi ultimi hanno reso molto più precise e veloci tutte le operazioni, ma soprattutto hanno inciso in maniera determinante sui costi (basti pensare a quello che risparmia sul carburante, sul costo del pilota e sul noleggio). Ciò ha permesso anche a piccoli uffici tecnici di ingegneri e geometri di poter accedere a questi strumenti anche solo con dei piccoli finanziamenti, aumentando il proprio potere competitivo.
Se il passaggio dall'analogico alle fotocamere digitali leggere ha comportato maggiore economicità e velocità, bisogna anche tener presente quanto sia stato importante il passaggio all'infrarosso, e della tecnologia 3D, che ha permesso di utilizzare la fotogrammetria anche in campi non toccati in precedenza.
Per quanto ci siano ancora degli aspetti da implementare e migliorare, come tutto ciò che concerne la sincronizzazione della camera con i sensori di navigazione, lo stirr-up e le distorsioni prospettiche, l'universo che si apre di fronte al mondo dell'edilizia, dell'archeologia, della rilevazione di inquinamento e dello stato della vegetazione in determinate aree a rischio e rilevamento idrografico sono infinite.
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